Andare a surfare in inverno: muta, training e sicurezza

Pubblicato da Sebastiano il 01/10/2026 01:46 e modificato il 09/10/2026 06:27.

Per andare a surfare in inverno conviene preparare con metodo ogni aspetto della sessione. Muta e accessori in neoprene, allenamento, lettura di spot e condizioni e conoscenza dei rischi dell'acqua fredda contano prima, durante e dopo la sessione.

Quale muta scegliere per surfare in inverno?

D'inverno la muta è la prima difesa contro il freddo. Lo spessore però non si sceglie guardando il calendario: dipende dall'acqua che si troverà nello spot, dalle condizioni del giorno e dal modo in cui la muta è costruita.

Surfista in costume da immersione con tavola da surf sulla spiaggia al tramonto, pronta per le onde.

Partire dalla temperatura dell'acqua dello spot

Il criterio principale è la temperatura effettiva dell'acqua. Il mese da solo non basta: vento, durata della sessione, sensibilità individuale e vestibilità cambiano il comfort in acqua. Prima di scegliere, verifichi i dati disponibili per la zona in cui intende surfare.

  • Variabilità fra i mari: secondo i dati ISPRA del 2021, il minimo annuale della temperatura superficiale è stato di 13,2 °C nell'Adriatico e nel Mare di Sardegna.
  • Dato su griglia: questo valore descrive aree marine ampie, non un singolo spot.
  • Rilevazioni locali: la rete meteo-marina ARPAE misura temperatura dell'acqua e dell'aria, vento, stato del mare e corrente.

Confrontare gli spessori con l'acqua prevista

Una volta nota la temperatura, si passa allo spessore. Una guida di settore indica una muta 3/2 mm per acqua a 17–22 °C. Per 12–17 °C la stessa guida suggerisce una 3/2 o una 4/3 mm, da valutare in base a vento e durata della sessione.

Nelle condizioni particolarmente fredde si raccomanda invece una muta di almeno 5/4 mm, preferibilmente con chiusura sul petto o senza cerniera. L'indicazione vale per quel caso specifico, non per ogni inverno italiano.

Temperatura dell'acqua Spessore indicativo Note
17–22 °C 3/2 mm Indicazione orientativa di una guida di settore
12–17 °C 3/2 o 4/3 mm Da adattare a vento e durata della sessione
Condizioni particolarmente fredde Almeno 5/4 mm Preferibile chiusura sul petto o senza cerniera

Valutare vestibilità e costruzione

Nella sigla 4/3 mm, il 4 indica lo spessore sul tronco e il 3 quello di braccia e gambe. A parità di spessore, la differenza si gioca su elasticità, fodera termica, cuciture, chiusura, tenuta di collo e polsi e quantità d'acqua che entra. Anche le fasce di temperatura dichiarate dai produttori non coincidono sempre. Le norme UNI EN 14225-1:2018, in vigore dal 15 marzo 2018, e ISO 15027-1:2026, pubblicata nell'aprile 2026, riguardano rispettivamente mute subacquee e tute da immersione: nessuna fissa lo spessore di una muta da surf.

Quali accessori in neoprene servono in inverno?

Una volta scelta la muta, restano scoperte le estremità. Piedi, mani e testa sono proprio le zone che soffrono di più il freddo, e in inverno gli accessori in neoprene completano la protezione del corpo.

Surfista felice con tavola in mano, indossa muta nera sulla spiaggia ghiacciata.

Calzari nelle condizioni più fredde

In un'indagine su 903 surfisti ricreativi, piedi, mani e testa erano le zone percepite come più fredde. Gli accessori della muta incidevano in modo diretto sul comfort termico. Per l'acqua particolarmente gelida si consigliano calzari di almeno 7–8 mm, uno spessore che non serve su tutte le coste italiane.

Se lo spot è vicino a casa, conviene indossare calzari e muta almeno fino alla vita prima di partire. In questo modo sul posto restano meno operazioni da compiere al freddo.

Guanti adatti all'acqua e alle mani

Anche per le mani il modello dipende dall'acqua. Quando è particolarmente gelida, i guanti a muffola sono indicati come la soluzione che trattiene meglio il calore.

Per le sessioni invernali, Mundo-Surf propone i guanti in neoprene O'Neill Psycho Tech da 5 mm. Il dettaglio che conta è la taglia: una vestibilità adatta alle mani fa parte della valutazione dell'accessorio.

Cappuccio e protezione delle orecchie

Il cappuccio protegge la testa dal freddo, ma la sua utilità va valutata insieme alle condizioni dello spot. In uno studio sperimentale a 17 °C, la testa rappresentava circa il 10% della perdita totale di calore con testa e corpo immersi: non disperde sempre la maggior parte del calore.

Oltre alla testa, vanno protette le orecchie. I tappi sono consigliati per ridurre il rischio del cosiddetto «orecchio del surfista».

Come allenarsi per le sessioni invernali?

L'attrezzatura non basta senza una buona condizione fisica. D'inverno il surf chiede al corpo più energia, e l'allenamento a terra prepara alla remata, all'alzata sulla tavola e al recupero.

Surfista in mare aperto con muta integrale, hold surfboard bianca in mano.

Costruire la resistenza per la remata

Il punto di partenza è la base aerobica. Per gli adulti, il Ministero della Salute indica 150–300 minuti settimanali di attività moderata. In alternativa bastano 75–150 minuti di attività vigorosa.

  • Corsa: sviluppa la resistenza generale.
  • Bici: allena il fiato come attività aerobica alternativa.
  • Nuoto: rinforza spalle e dorso, impegnati nella remata.
  • Esercizi specifici: riproducono lo sforzo della remata sulla tavola.

Questa base serve ancora di più nei mesi freddi. Secondo il Ministero della Salute, il freddo aumenta le richieste di termoregolazione e di produzione di calore dell'organismo.

Allenare forza, mobilità e alzata

Accanto all'attività aerobica, il Ministero della Salute raccomanda agli adulti di rafforzare i principali gruppi muscolari almeno 2 volte a settimana. Per il surf contano gambe, glutei, dorso, spalle e tronco, insieme alla mobilità di spalle, anche e caviglie.

In aggiunta, ripeta a terra il movimento per alzarsi sulla tavola. L'esercizio permette di curarne la qualità tecnica prima di entrare in acqua.

Gestire lo sforzo e il recupero

La preparazione serve anche a prevenire gli infortuni. Uno studio su 126 praticanti italiani di diverse discipline di water board sport ha riscontrato più traumi che lesioni da sovraccarico. Gli autori sottolineano il peso della preparazione atletica e della gestione dell'esposizione.

Un altro studio sullo stesso campione ha rilevato nei surfisti dolore soprattutto alla colonna e agli arti superiori. Per questo una sessione con mare freddo e mosso non va trasformata in una gara di durata: anche il recupero fa parte della preparazione.

Come decidere se e dove entrare in acqua?

Con il fisico e l'attrezzatura pronti, resta la decisione più importante: se entrare e in quale spot. In inverno il mare offre più occasioni, ma chiede anche una lettura più attenta.

Leggere le condizioni prima della sessione

In Italia autunno e inverno portano spesso più mareggiate utili rispetto all'estate. Non ogni giornata invernale però è surfabile. Prima di scegliere, valuti questi elementi:

  • Vento: la direzione cambia la qualità delle onde.
  • Sviluppo del moto ondoso: dipende dal tratto di mare su cui si forma.
  • Costa e fondale: orientamento e conformazione decidono come frange l'onda.

I bollettini aiutano a misurare il moto ondoso. Secondo ARPA Liguria, la sigla SWH/Hm0 indica l'altezza significativa dell'onda, mentre il periodo medio descrive l'intervallo fra le creste.

Il periodo è il dato da non trascurare: in generale, a un periodo maggiore corrisponde un frangente più energico.

Scegliere uno spot compatibile con il livello

Le condizioni vanno poi confrontate con il proprio livello. Un principiante deve distinguere fondale sabbioso e roccioso, onde piccole e lunghe da onde corte e ripide, e considerare l'eventuale assistenza in acqua. Nella zona di Recco, ad esempio, uno spot roccioso è adatto agli esperti e uno sabbioso ai principianti; Varazze risulta tecnicamente impegnativa in inverno.

Una volta sul posto, osservi il mare per alcuni minuti e individui correnti e percorso di uscita. Le indicazioni italiane di sicurezza raccomandano di non entrare con mare mosso o correnti di ritorno.

Controllare attrezzatura, regole e assistenza

Anche la tavola va scelta in base alle onde. Una tavola morbida e voluminosa per imparare non è automaticamente adatta a una mareggiata impegnativa. Prima di entrare, conviene completare questi controlli:

  • Leash: coerente con la lunghezza della tavola e con altezza ed energia delle onde.
  • Stato del materiale: tavola, pinne e leash verificati prima della sessione.
  • Preparazione a casa: pinne e leash montati in anticipo.
  • Paraffina: adatta alle condizioni climatiche e applicata prima di uscire, per limitare le operazioni con le mani al vento freddo.

Oltre al materiale, contano le regole locali. Le ordinanze di sicurezza balneare sono territoriali e d'inverno il servizio di salvamento non va dato per scontato. Per chiedere soccorso in mare è attivo il Numero Blu gratuito 1530 della Guardia Costiera.

Al contrario, una scuola offre un quadro definito. La normativa FISSW per le scuole di surf e SUP richiede personale qualificato e mezzi di soccorso adeguati, con un massimo consigliato di 1 tecnico ogni 6 allievi. Il rapporto scende a 1 ogni 4 per bambini fino a 12 anni o in condizioni difficili.

Quali rischi comporta l'acqua fredda?

Anche con una buona preparazione, l'acqua fredda resta un ambiente esigente. I rischi iniziano dal primo contatto, proseguono durante la sessione e non finiscono quando si esce dal mare.

Riconoscere i rischi immediati

L'ingresso improvviso in acqua fredda può provocare inspirazione riflessa, iperventilazione e aumento di frequenza cardiaca e pressione. Uno studio fisiologico individua nei primi 1–3 minuti il periodo più delicato per questa risposta.

Non appena il freddo raggiunge le mani, cala la destrezza. In uno studio con mani e avambracci immersi a 10 °C, il tempo per manipolare una fibbia passava da circa 9,1 s a 19,5–18,1 s dopo 120–300 secondi.

  • Leash: diventa più difficile da maneggiare.
  • Controllo della tavola: la presa perde precisione.
  • Correnti e fondali irregolari: rientrano fra i fattori di annegamento indicati dal Ministero della Salute.
  • Malori e cadute: completano il quadro di rischio in ambiente naturale.

Una muta spessa, inoltre, non sostituisce un aiuto al galleggiamento di livello 50, disciplinato dalla ISO 12402-5:2020.

Sapere quando interrompere la sessione

Il Ministero della Salute definisce l'ipotermia come una temperatura corporea inferiore a 35 °C. Nella forma lieve, fra 35 e 32 °C, possono comparire brividi e scarsa coordinazione. Fra 32 e 26 °C l'ipotermia è moderata, con possibile confusione e sonnolenza; fra 26 e 24 °C diventa grave e può compromettere coscienza e funzioni vitali.

In pratica, brividi persistenti, goffaggine, ridotta coordinazione o confusione sono segnali per uscire dall'acqua. Non attenda di essere completamente debilitato.

Proteggersi anche dopo essere usciti

Una volta a terra, la temperatura corporea può continuare a scendere. In uno studio su 11 nuotatori in acqua a 11,7 °C, questo raffreddamento è stato osservato in 10 partecipanti su 11 durante 45 minuti di monitoraggio.

Per questo, tolga subito gli indumenti bagnati, si asciughi, indossi capi asciutti e si ripari dal vento. Confusione, sonnolenza o perdita di coordinazione richiedono attenzione anche fuori dall'acqua.

Una bevanda calda in un thermos e uno snack possono attendere in auto per il dopo-sessione. L'alcol, al contrario, non va usato come rimedio per riscaldarsi.

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Domande frequenti

Nei primi 1–3 minuti l'ingresso può provocare inspirazione riflessa, iperventilazione e aumento di frequenza cardiaca e pressione. In uno studio a 11 °C la ventilazione iniziale raggiungeva circa 95 L/min, contro circa 60 L/min in acqua calda: può ostacolare la bracciata e far aspirare acqua. Si aggiungono correnti, fondali irregolari, malori e cadute.

In parte sì. Una meta-analisi del 2024 ha rilevato una possibile attenuazione della risposta immediata al freddo dopo circa quattro immersioni ripetute, con ampia variabilità individuale. L'adattamento non elimina comunque il rischio.